STORIA DELLA DIFESA DELL’ART 72 DELLA COSTITUZIONE

La storia e la memoria dei potenti lasciano percorsi che non devono essere dimenticati, per non ripetere gli stessi errori, per non cadere nella stessa disfatta.

L’art 72 della Costituzione italiana è stato scritto per evitare che il governo utilizzi la procedura d’urgenza in merito di legge elettorale, questo per scongiurare ciò che fece Mussolini nel 1924 con la legge Acerbo che con un premio di maggioranza diede il potere al regime fascista.

Nel 1953 De Gasperi infischiandosene dell’art. 72 impose la fiducia alla legge elettorale.

Tra gli oppositori alla legge Scelba, nota come legge Truffa, ci furono quasi tutti i partiti minori, compresi alcuni di area liberare vicini al governo democristiano ed ovviamente tutti i partiti dell’opposizione tra cui ricordiamo il Partito Comunista guidato da Togliatti, il Partito Socialista di Nenni e di Pertini, il Movimento Sociale di Almirante. Anche i sindacati e l’ANPI si schierarono apertamente contro la legge elettorale.

Prima alla Camera poi al Senato, così raccontano i giornali dell’epoca, i deputati delle opposte fazioni si scontrarono verbalmente e fisicamente, spesso divisi dai commessi del parlamento, De Gasperi e la maggioranza giustificava il decreto d’urgenza per difendersi dall’ostruzionismo parlamentare, le opposizioni impugnando l’articolo 72 ne contestavano la possibilità  ed urlavano all’incostituzionalità, memorabile l’epiteto di Sandro Pertini ad un membro della maggioranza: “Traditore della democrazia!”.

L’art. 72 non ha infatti un valore meramente formale ma sostanziale, esso infatti impone che le regole del gioco vengano discusse insieme e votate articolo per articolo senza procedure d’urgenza.

Tra scioperi e manifestazioni, tra scontri ed arresti, l’Unità  diretta da Pietro Ingrao, che tra l’altro fu ferito dai questurini prima di entrare in parlamento durante una manifestazione del partito comunista, ci racconta in prima pagina la dura lotta, messa in seconda pagina solo per una settimana, i giorni della morte del “compagno” Stalin e per il giorno del compleanno dei 60 anni del “compagno” Togliatti. Durante il dibattito sulla legge le contestazioni furono così forti e sentite in tutta Italia, ricordiamone un paio di particolare colore: la prima con protagonista il fascista Acerbo, contestato dai missini, durante un dibattito sulla legge elettorale, Acerbo sosteneva che questa legge era simile alla sua, dovettero intervenire le forze dell’ordine per riportare la calma, l’altra, tra le tante, l’assalto da parte di attivisti comunisti della caserma dei Carabinieri di Gensano, a Roma, il Corriere della Sera, sopra titola lievi scontri a Roma, poi sotto riporta la cronica dell’assalto dove gli attivisti comunisti lanciarono una bomba a mano ed esplosero colpi di arma da fuoco e dove in tutta risposta i carabinieri esplosero colpi di mitragliatrice in aria e fermarono 50 persone, rimasero feriti 15 agenti di p.s.

Mentre alla Camera le cose andarono abbastanza bene per il governo, il presidente della Camera Gronchi non fece storie e fece votare la fiducia, in Senato il presidente Paratore, di area liberale, diede le dimissioni, ed anche il suo vice Gasparotto non volle prendere l’incarico. Fu eletto allora presidente il fedele Ruini che con un colpo di mano, il giorno della domenica delle Palme, in seduta straordinaria con tantissimi parlamentari lontani da palazzo Madama, fece votare la fiducia sulla legge elettorale.

I Comunisti non riconobbero la validità  della votazione, avvenuta, secondo loro, in un clima di confusione e di bagare.

Tuttavia il giorno dopo il Presidente della Repubblica Einaudi taglò la testa al toro, firmò la legge e sciolse le camere indicendo nuove elezioni.

Ma perché De Gasperi volle questa legge? E perché impose la fiducia?

Ovviamente il tempo era tiranno ma la ragione principale di imporre la fiducia fu dettata da due ragioni, la prima una prova di forza contro le opposizioni comuniste per dimostrare agli alleati americani le buone intenzioni del suo governo, la seconda impedire un dibattito democratico sulla legge elettorale che avrebbe mostrato come tale legge nasceva da opportunismo politico in visione delle prossime elezioni, nelle quali De Gasperi era convinto di superare insieme alla sua coalizione allegramente il 50% dei voti, la legge Scelba prevedeva infatti un premio di maggioranza del 15% al partito o alla coalizione che avrebbe superato il 50% dei voti.

Una brillante vittoria tattica ma una colossale sconfitta strategica, così però possiamo riassumere la scelta di De Gasperi che vinse la battaglia ma perse la guerra, infatti il popolo italiano punì grandemente la Democrazia Cristiana alle urne che insieme ai suoi alleati, compreso il Partito Repubblicano, per pochissimi voti non raggiunse il 50% e quindi il premio di maggioranza ambito.

La coalizione perse rispetto alle precedenti elezioni quasi il 10% dei consensi.

Furono invece premiati i partiti che lottarono contro la legge, a partire dai monarchici ed i missini, ma anche ovviamente i socialisti ed i comunisti.

Il risultato finale fu che non ci fu mai più un governo con la DC a maggioranza assoluta ed un processo di democratizzazione delle Sinistre che portò queste a crescere all’interno del Paese.

Una vera disfatta per De Gasperi, una vera campagna di Russia finita male, da allora nessun altro ha mai più provato a fare una legge elettorale con la fiducia ad eccezione del nuovo politico rampante ed ambizioso, il guascone e “ducetto” Matteo Renzi di Firenze.

Renzi, il segretario del PD, dimissionario primo ministro e reduce da una simile esperienza fallimentare con la riforma costituzionale bocciata brutalmente dal popolo nonostante una massiccia campagna mediatica e politica, si è avventurato insieme al “compagno” Berlusconi nell’impresa di imporre una legge elettorale palesemente incostituzionale.

La battaglia l’hanno vinta “i clericali”, così li avrebbero chiamati nel ’53 i “compagni”, ed il Rosatellum bis è ora legge, l’art 72, come nel ’53, è stato calpestato dal governo del fedele Gentiloni, tuttavia come la storia insegna la guerra verrà  persa nelle urne, dove il popolo potrà  scombussolare i piani dei due “bugiardi seriali” e far saltare l’Inciucio che da 20 anni blocca lo sviluppo dell’Italia e sta facendo arretrare la società  ed i diritti dei cittadini in tutti i campi a partire dal lavoro, per passare nella sanità, l’assistenza sociale, le pensioni e l’informazione.

La certezza non c’è eppure la Storia non perdona!

di Francesco Filippi

By | 2017-11-07T09:47:07+00:00 30/10/2017|Politica, storia|

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