Lavoro 2025. Il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione)

Il futuro non è più quello di una volta” questa la citazione di Paul Valery che Domenico De Masi ha scelto per aprire il suo libro “Lavoro 2025 – Il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione)”.

Lo scenario è quello di un Italia con più di 16 milioni di pensionati, con una disoccupazione giovanile altissima intorno al 40%, con un totale di inoccupati di 6 milioni di cittadini tra i 15 ed i 64 anni, con uno squilibrio nel mondo del lavoro crescente ed una disuguaglianza lampante (dieci famiglie posseggono da sole la ricchezza detenuta dai 6 milioni di italiani più poveri), con una percentuale bassissima sia di studenti che di laureati, con un flusso immigratorio dai paesi per lo più di religione islamica bombardati e devastati dalle guerre mischiati a decine di migliaia di migranti economici, con un’emigrazione di quasi 100 mila italiani l’anno, con una natalità di 500 mila bambini l’anno ridotta di quasi la metà rispetto 40 anni fa.

In un Italia primo paese europeo per flessibilità contrattuale fare un’analisi su come sarà il futuro del mondo dell’occupazione e della disoccupazione è possibile?

Al fine di raggiungere un risultato scientifico apprezzabile il volume raccoglie uno studio eseguito secondo il “rigoroso” metodo Delphi (*).

Tanti i temi trattati dalla globalizzazione all’immigrazione, dall’automazione al costo del lavoro, dal reddito di cittadinanza alle pari opportunità lavorative tra generi diversi.

Il macro-scenario in cui si muovono i nostri ricercatori è quello «postindustriale» con un terzo degli occupati con un lavoro da impiegato-esecutivo, un terzo da operatori-creativi ed un terzo da operaio con mansioni prevalentemente fisiche; uno scenario che varia da paese a paese, da regione a regione, da città a città, da quartiere a quartiere, con il fenomeno che l’economista Enrico Moretti chiama la “grande divergenza” nel quale “la scolarità è divenuta la nuova discriminante” come avviene nella Silicon Valley, il regno del Web, dove si punta tutto sulla conoscenza e sulla innovazione. Una disuguaglianza del sapere che si somma a quella delle ricchezze di un mondo dove secondo la rivista Forbes gli otto uomini più ricchi posseggono la stessa ricchezza detenuta complessivamente da 3,6 miliardi di poveri (**). 

I robot, l’intelligenza artificiale creeranno una disoccupazione congiunturale?

La risposta è si, ed i nuovi posti di lavoro creati non riusciranno a colmarla. Si verificherà una polarizzazione tra i lavori di fascia alta ed i lavori di fascia bassa, con la quantità di lavoro che sarà realizzata a scapito della qualità, il lavoro da remoto sarà sempre più comune (con un vantaggio dato da una minore discriminazione per le donne ed i gay), l’organizzazione del lavoro sarà sempre più sorvegliata e controllata, il lavoro sarà sempre più frammentato, precario e polverizzato impedendo di fatto una possibilità di rivendicazioni sindacali collettive, in Italia (caso unico in Europa) si continuerà ad incentivare gli straordinari che saranno pagati meno del normale orario di lavoro, ci sarà un divario nelle condizioni di salute tra anziani benestanti e ricchi questi ultimi in grado di pagare costosissime ed ultra-tecnologiche nuove terapie, per le donne in maternità si moltiplicheranno i casi di mobbing, vivere al Sud Italia continuerà ad essere uno svantaggio, la posizione dell’imprenditore sarà più forte di quella del lavoratore, aumenterà la disoccupazione ed i salari saranno sempre più bassi, aumenteranno i posti part-time e i posti molto flessibili, vivremo in un mercato super-competitivo, chi lavora vivrà nel terrore di essere espulso dal mondo del lavoro, le innovazioni tecnologiche cambieranno il modo di lavorare e di vivere.

I NEET, giovani che vivono con i genitori e che fondamentalmente non lavorano e non studiano, ristagnano in una sorta di sottoproletariato scolarizzato (in Italia circa il 23% dei giovani fino a 29 anni) e saranno la base della così detta gig economy (l’economia dei lavoretti). 

Il reddito di cittadinanza verrà sviluppato fortemente nei prossimi anni, un po’ perché richiesto dai milioni di cittadini fuori dal mondo del lavoro un po’ perché voluto dalle multinazionali della new economy che hanno bisogno di “clienti” per vendere i loro prodotti. L’esigibilità dei diritti sociali avverrà da parte del lavoratore in quanto cittadino piuttosto che del cittadino in quanto lavoratore.

In Italia gli immigrati ora per la maggior parte rumeni (circa il 22%) e poi albanesi (circa 10,1%) e marocchini (circa 9,2%) resteranno i maggiori competitor per i lavori manuali, in particolare per i collaboratori domestici e le badanti. Aumenterà lo scontro tra gruppi di cittadini (immigrati ed autoctoni, lavoratori e disoccupati), con forza lavoro multiculturale e multinazionale, con una maggiore presenza femminile.

Nel 2025 chi è nato con Microsoft avrà 50 anni, chi è nato con il web ne avrà 34, chi è nato con Google ne avrà 28, chi è nato con Facebook ne avrà 21.

Il conflitto sarà generazionale, l’allungamento della vita comporta il coesistere di cinque generazioni, e si tradurrà in divergenze tra i digitali (i dominanti che avranno il controllo di tutti i ruoli chiave) e gli analogici (i disadattati e gli sfruttati).

Il tempo sarà il fattore maggiormente disponibile per l’individuo, e nel definire l’identità delle persone il lavoro avrà un importanza minore, il tempo libero verrà valorizzato e sarà perseguita la felicità.

(*)L’opera del professor De Masi è edita da Marsilio NODI, la prima edizione è stata stampata a maggio 2017.Il metodo Delphi utilizzato ha previsto l’utilizzo di 11 esperti di diverse discipline che hanno avuto modo di conoscere l’identità degli altri ed il committente solo alla fine, e che hanno compilato due questionari, il primo preparatorio del secondo, dai quali alla fine è uscita un’analisi che raccoglie alcune riflessioni chiave e concetti condivisi da minimo 7 degli esperti consultati. La ricerca iniziata a gennaio 2016 e conclusa a settembre dello stesso anno si basa non su ciò che l’esperto si auspica ma su quello che ritene più probabile. Il committente della studio è il Movimento 5 Stelle che ha utilizzato tale lavoro per discutere il programma di governo da presentare alle prossime elezioni politiche, programma votato e discusso nel web dagli iscritti al movimento attraverso la piattaforma, che prende il nome di Rousseau, ideata e costruita da Gianroberto Casaleggio. Gli esperti sono di diversa formazione ed estrazione culturale e politica.

(**)Un’economia disumana che non spende i 100 miliardi di dollari l’anno che secondo l’ONU servirebbero a sradicare dal pianeta la fame e la povertà estrema una cifra, circa 80 miliardi di euro, che si aggira su quanto gli italiani pagano ogni anno a dei banchieri privati come interesse sul debito pubblico, debito accumulato per lo più con gli stessi interessi sugli interessi, corruzione nella gestione pubblica, speculazioni finanziarie e “crisi” economiche («Un mondo finanziario che vive di crisi perché la crisi è il suo metodo di governo»). Interessi e debiti che vengono pagati da tutti i paesi del mondo per incentivare la stabilità finanziaria ma che comportano la graduale cessione di sovranità a strutture sovranazionali.

di Francesco Filippi

By | 2017-12-29T06:46:23+00:00 29/12/2017|Economia, Futuro, Immigrazione, Lavoro, Politica, Recensioni|

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