PROGETTI DI REDDITO UNIVERSALE

Facciamo il punto sul reddito minimo universale nel Mondo con un elaborato di un articolo de Il Fatto Quotidiano.

Alaska  

L’Alaska è attualmente l’unico Paese al mondo a garantire il reddito universale a tutti i suoi abitanti. Le riserve di petrolio e gas naturale gli hanno permesso di partire avvantaggiato, così come il fatto di contare appena 750.000 abitanti. Ma, soprattutto, i suoi governanti hanno avuto la lungimiranza di depositare il 25% dei ricavi del settore estrattivo in un fondo i cui dividendi vengono ripartiti fra gli abitanti. Un’idea che nel 1976 venne addirittura messa in Costituzione dove viene sancita la nascita dell’Alaska Permanent Fund, gestito da una corporation di proprietà statale creata nel 1980 per reimpiegare quei profitti. Tre anni prima la Trans-Alaska Pipeline era diventata realtà, i diritti assicurati da esplorazioni e trivellazioni assicuravano incassi crescenti e la classe dirigente aveva capito che era arrivato il momento di accumulare denaro per le future generazioni, che potrebbero non avere il petrolio come fonte di guadagno. Attualmente il fondo vale oltre 61 miliardi di dollari e ogni anno distribuisce dividendi ai cittadini stabilmente residenti nel Paese, ai rifugiati e a coloro che hanno ricevuto asilo politico. Non somme stratosferiche (si è passati dai 1.000 dollari del 1982 ai 1.022 del 2016) ma un contributo che consente alle fasce più basse di reddito di accorciare il gap con quelle più alte. Se tra i primi anni Ottanta e i primi del 2000 in 38 Stati Usa il reddito del 20% delle famiglie più ricche è aumentato più velocemente di quello del 20% delle famiglie più povere, in Alaska si è verificato il contrario.

Hawaii stipendio fisso garantito a tutti gli abitanti

Nel dicembre 2016, stritolata da una crisi che ha portato alla morte delle manifatture di zucchero dell’arcipelago, ha chiuso dopo quarant’anni la Hawaiian Commercial & Sugar ; era l’ultima ancora in attività. Un’agonia parallela a quella dell’industria del!’ananas. Alle prese con la profonda crisi di vocazione economica, le Hawaii hanno fatto un passo verso lo Universal Basic Income: l’8 marzo 2017 Camera e Senato hanno adottato una risoluzione che istituisce un “Basic economy security working group” incaricato di avviare i lavori per la creazione di un reddito fisso garantito a tutti gli abitanti, impiegati o meno. È il primo Stato d’America a farlo. «Non abbiamo industria pesante, un settore hi-tech di alto livello», ha spiegato Chris Lee, deputato democratico, e il comparto dei servizi rischia un’emorragia di posti di lavoro a causa dell’automazione: «È accaduto nel commercio con la proliferazione dei sistemi di pagamento automatico, ma il momento riguarda anche il mondo del fastfood e presto si verificherà nei trasporti». Considerazioni condivise dalla camera di commercio e dai sindacati che hanno appoggiato Lee: Sanno che se larghe fasce di popolazione non hanno il lavoro, non avranno neanche le risorse per mantenere in vita le industrie che tengono in piedi la nostra economia.

Spagna un argine alla povertà

Si chiama B-Mincome e combina reddito minimo e politiche sociali attive dell’area di Besos, la più povera di Barcellona. A finanziare un terzo del progetto (della durata di due anni a partire da ottobre 2017, valore complessivo 15 milioni di euro) è Urban innovative Action (Uia), iniziativa della Commissione Europea per lo sviluppo delle aree urbane. Al progetto partecipano mille famiglie estratte a sorte: ognuna riceve un importo commisurato alle sue necessità, e altrettante non beneficiarie funzionano da gruppo di controllo. «Sono previste otto tipologie di basic income – spiega Raffaele Barbato, coordinatore dei progetti di Uia – quattro sono legate al conseguimento o meno di un lavoro, le altre chiedono ai cittadini di offrire qualcosa in cambio: un po’ di tempo, per esempio, per migliorare il quartiere in cui vivono». Il nome del progetto pilota richiama quello di Mincome, sperimentazione di reddito universale adottata a Dauphin, in Canada, nel 1974. Nel giro di quattro anni portò a un calo di ricoveri ospedalieri e abbandono scolastico. Inoltre le donne investirono più anni negli studi e gli uomini non diminuirono il numero di ore lavorate. Risultati che, però, emersero solo quarant’anni dopo. Nel 1978, infatti, il governo conservatore aveva deciso di abbandonare il progetto.

Finlandia

Si chiama Perustulokokeilu ed è l’unico esperimento in Europa che si avvicina al modello di reddito universale. Nel 2017 sono stati selezionati 2000 finlandesi in età compresa tra i 25 e i 58 anni, già destinatari di sussidi di disoccupazione, senza lavoro da almeno un anno o con meno di sei mesi di esperienza. Per 24 mesi ricevono un reddito pari a 560 euro, indipendentemente dall’aumento delle entrate o dal conseguimento di un’occupazione. Questa è una sperimentazione fatta per osservare con chiarezza gli effetti dell’erogazione incondizionata. E ricordiamo che nasce da un governo di centrodestra, non di centrosinistra, spiega Luca Santini, presidente dell’Associazione Basic Income Network Italia. È in corso il dibattito politico su come proseguire nel 2018. Finora il governo ha scelto di erogare il contributo solo ai bisognosi, ma tra le proposte sul tavolo per il prossimo biennio c’è anche quella di estendere il campione beneficiario a tutto il territorio nazionale, creando gruppi che non includano soltanto le fasce più povere della popolazione. Si vuole osservare se questa strategia crea dinamiche virtuose estese .

Brasile

Lula Ignacio da Silva varò il più importante programma di sostegno alle famiglie povere della storia del Brasile, ma non lo inserì in Costituzione e le conseguenze di questa scelta potrebbero essere fatali. Nel 2004, il presidente aveva dato vita al programma di welfare Bolsa Familia: non un reddito di cittadinanza, ma un sistema di sussidi in contanti garantiti ai nuclei poveri (il cui reddito è compreso tra gli 85 e i 170 reais a persona e che hanno diritto a 85 reais; il real è pari a 0.25 euro circa) ed estremamente poveri (al di sotto degli 85 reais, per i quali ciascun sussidio è di 39 reais, oltre ai quali ogni famiglia può accumulare fino a cinque sussidi supplementari al mese fino a un massimo di 195 reais) a condizione di mandare a scuola i figli, vaccinarli e sottoporli a controlli medici regolari. Oggi il programma raggiunge 13,9 milioni di famiglie e costa relativamente poco: 28 miliardi di reais, meno dello O,6% del Pil. Magnificato a sinistra per aver sottratto 40 milioni di brasiliani alla povertà, è criticato dagli ultraliberisti perchè non ha ridotto il divario sociale e non incentiverebbe i beneficiari a tornare sul mercato del lavoro. Non avendo scudo costituzionale, Bolsa Familia è soggetta alle bufere politiche e alla crisi: negli ultimi quattro anni i programmi sociali hanno subito tagli fino al 96%. Michel Temer, nuovo presidente del Brasile, ha spiegato che terrà in vita Bolsa Familia finché sarà necessario con il sogno che entro pochi anni non ne avranno più bisogno grazie ad una ripresa economica del Brasile.

di Angelo Coffa

By | 2018-02-09T07:54:06+00:00 09/02/2018|Economia, Futuro, Politica, Reddito di cittadinanza|

Scrivi un commento