C’ERA UNA VOLTA LA FERTILITA’

Può l’uomo barattare la fertilità della Terra per seguire il guadagno generato dagli incentivi economici suggeriti da politici legati alla finanza, all’inquinamento chimico ed alla distruzione di Madre Natura?
In Emilia Romagna ed in Italia sembra proprio di si. La politica che gestisce i rifiuti sta abbandonando il compostaggio 100% vegetale per la produzione di rifiuti da incenerire in centrali biomasse od in inceneritori mantenendo un residuale di compostaggio per riciclare i fanghi dei depuratori, fanghi la cui composizione è a volte ignota, la cui provenienza può essere anche extra regione e giusto per ricordarlo estratti dagli escrementi umani.
Le cose da dire a questo proposito sono molte ma partiamo da uno degli effetti più visibili e dannosi all’economia romagnola che abbiamo tutti sotto gli occhi.
Sapevate che le alghe e le mucillagini in mare, che sporcano il mare e le bellissime spiagge della riviera danneggiando il fondamentale settore del turismo, potrebbero essere ridotte ai minimi termini se la terra fosse più fertile?
Sapevate che la terra emiliano romagnola per secoli è stata una terra fertilissima e che i contadini e gli uomini che l’hanno vissuta l’hanno sempre tutelata e salvaguardata? Sapevate che esistono moderne tecnologie a costi bassissimi che possono ricostruire la fertilità che negli ultimi anni si è persa per l’eccessivo utilizzo di chimica nell’agricoltura tradizionale ed avvantaggiare invece un’agricoltura biologica?
Ma che cosa c’entra la fertilità della terra con le alghe in mare?
La terra, se lasciata al suo ciclo naturale, dalla decomposizione delle piante morte è in grado di generare dei colloidi naturali che catturano gli elementi chimici fondamentali per la crescita rigogliosa e sana delle piante, ovvero il fosforo, il potassio e l’azoto. Il compostaggio 100% vegetale proveniente dalle potature degli alberi da frutta o dagli sfalci, per parlare di quello di tipo legnoso, permette la fertilità del terreno ovvero la sopravvivenza di microrganismi nel terreno e quindi di catturare questi elementi chimici in maniera naturale ed impedire che vengano letteralmente “lavati via” ed introdotti attraverso i fiumi ed i vari torrenti e canali in mare. La presenza contemporanea di fosforo, potassio ed azoto, introdotti dall’uomo attraverso massicce campagne di concimazione chimica dei terreni, sono infatti la causa scatenante del proliferarsi delle alghe in mare. In altre parole la fertilità del terreno generata dal compostaggio riduce l’utilizzo di antiparassitari, fitofarmaci e concimi chimici inoltre aumenta la capacità di catturare questi elementi e lasciarli legati al terreno e quindi di non finire nei fiumi. La contemporanea presenza di questi elementi in mare è causa della comparsa delle alghe e sottolineiamo che questa situazione può essere grandemente ridotta con lo spargimento di compost vegetale nei terreni agricoli.
Altro vantaggio della fertilità della terra è un prodotto che avendo bisogno di molte meno sostanze chimiche per crescere e maturare è un prodotto meno contaminato, un prodotto più sano e naturale, un prodotto biologico.
Il paradosso è poi che si discute in tutto il Mondo della riduzione dell’emissione di CO2 e del riscaldamento globale e la politica decide che è più utile bruciare gli scarti “verdi” dell’agricoltura piuttosto che utilizzarli per fare del compost, tutto questo per garantire centrali a biomasse o peggio inceneritori.
Nell’era dell’economia circolare considerare ancora gli sfalci e l’organico di provenienza agricola come rifiuto seguendo la legge Ronchi di quasi 20 anni fa è a dir poco inaccettabile perché la natura non ha finito con questi elementi e non ha certo bisogno di disfarsene, anzi il composto vegetale è il cibo della terra, è ciò che genera la fertilità.

di Francesco Filippi

By | 2018-08-05T00:04:53+00:00 05/08/2018|Ambiente, Futuro, Politica|

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